Data |
19-10-2008 |
Intestazione |
ECM Rif. 1368 - 8033895 “Gestione e trattamento del paziente ad elevato rischio cardiovascolare in Medicina Generale: Iter diagnostico e nuovi trattamenti. Approccio al paziente con possibile danno d’organo |
Descrizione |
Le malattie cardiovascolari ( CV )sono le principali responsabili della mortalità in Italia e costituiscono una delle più importanti cause di morbilità ed invalidità.
Negli ultimi 20 anni si è dimezzata la mortalità intra-ospedaliera per malattie cardiovascolari, ma molto è ancora da fare sulla riduzione di quella extraospedaliera (sia in prevenzione primaria che secondaria). L'epidemiologia ha messo in evidenza, con dati sempre più articolati, che la patologia vascolare (coronarica, cerebrale, periferica) è per larga parte riconducibile a “fattori di rischio” (FR) controllabili con modificazione delle abitudini di vita e/o con la somministrazione prolungata di trattamenti farmacologici . Al di là della loro eterogeneità, questi FR agiscono influenzando lo sviluppo e la progressione del processo aterosclerotico e le sue manifestazioni cliniche.
La gestione del paziente a rischio CV nel campo delle cure primarie e di II livello è problema attuale e spesso fonte di conflitti di competenze.
E ciò, sia per la complessità e difficoltà nella definizione dei profili di rischio, che per la necessità di ottimizzare i rapporto beneficio/costo dei percorsi diagnostici, preventivi e terapeutici , che ,infine,per la necessità di integrare e coordinare le diverse competenze.
Recentemente le società scientifiche hanno rivisto l'inquadramento nosografico delle malattie CV abbassando i valori ritenuti normali dei principali FR ( ipertensione arteriosa, colesterolo, diabete ) ed hanno formulato linee guida rigorose relativamente alla gestione dei livelli di rischio complessivo ed alla strategie terapeutiche da adottare.
Si è venuto, però, a creare, nel nostro Paese, un profondo "gap" tra raccomandazioni, che tracciano profili di gestione appropriata, e pratica clinica quotidiana: ipertensione arteriosa, dislipidemie, diabete mellito, obesità, ecc. risultano problemi spesso considerati singolarmente e inadeguatamente controllati (sotto diagnosticati, sottotrattati o trattati inefficacemente) sia in prevenzione primaria (vedi i dati dello studio PPP) che secondaria (dati studio EUROASPIRE).
Una valutazione accurata del rischio cardiovascolare complessivo permetterebbe di identificare gruppi omogenei di pazienti a rischio aumentato su cui concentrare ,con più efficacia, interventi mirati e risorse disponibili.
Attualmente ciò si può realizzare utilizzando le cosiddette “carte del rischio “, tra cui le più diffuse sono quella proposta dalla Task Force della Società Europea sulla prevenzione cardiovascolare che si basa su funzioni di rischio derivanti dallo studio statunitense di Framingham e la Carta del rischio coronarico per la prevenzione secondaria elaborata in Italia e basata sui dati dello studio GISSI-Prevenzione.
Un problema ,non trascurabile, è quello della trasferibilità dei rischi( derivanti da questo tipo di “carte“) a popolazioni che per sesso ( quello femminile è stato spesso trascurato), fattori genetici, ambientali, culturali o dietetici, sono diverse da quelle su cui sono state costruite.
Una carta del rischio aggiornata della popolazione italiana (progetto CUORE ), dovrebbe essere lo strumento per guidare i comportamenti preventivi in medicina generale.
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Sede Evento |
ROMA 25 OTTOBRE - FIMMG SEZIONE PROVINCIALE ROMA -Piazza G. Marconi 25 -17° piano |
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